“Il cinema, inteso come si fa oggi in America, è un cadavere che sta in piedi che non sa di essere morto. Il fatto del Kolossal, del film che deve costare 25 miliardi, è la prova che è un prodotto che va avanti a forza di iniezioni di formalina. Non è cinema, è un grosso spettacolo, un barnum, un circo equestre che va avanti, ma non è cinema“.
Mario Monicelli nacque a Roma nel 1915 ma originario di Ostiglia, provincia di Mantova, il 16 maggio 1915, può vantare nel suo conto qualcosa come 65 film, a partire dal 1935, quando debuttò alla regia con “i ragazzi della via Pal”. Firmò alcuni dei più grandi film del cinema italiano, come Guardie e Ladri con Totò e Aldo Fabrizi, i soliti ignoti con Vittorio Gassman e Claudia Cardinale, L’armata Brancaleone sempre con Vittorio Gassman e Gian Maria Volonté, Un borghese piccolo piccolo con un magistrale Alberto Sordi, con il quale girò anche Il marchese del Grillo. Indimenticabile poi la trilogia di Amici Miei e le gag che lo accomunavano anche fuori dal set con Ugo Tognazzi, Gastone Moschin, Adolfo Celi e Renzo Montagnani, che si unì al gruppo in occasione del secondo dei tre film.
Monticelli che fu nominato all’oscar per ben 4 volte, che però non vide mai al di fuori dell’Italia. Un uomo che all’età di 95 anni in occasione dell’evento Raiperunanotte, a quasi 95 anni, mostrò un’energia tale da far invidia a molti ventenni nell’attaccare il sistema politico del Paese e della società odierna.
Ebbe una figlia a 74 anni e visse da solo l’ultimo periodo della sua vita spiegando:
“Per rimanere vivo il più a lungo possibile. L’amore delle donne, parenti, figlie, mogli, amanti, è molto pericoloso. La donna è infermiera nell’animo, e, se ha vicino un vecchio, è sempre pronta ad interpretare ogni suo desiderio, a correre a portargli quello di cui ha bisogno. Così piano piano questo vecchio non fa più niente, rimane in poltrona, non si muove più e diventa un vecchio rincoglionito. Se invece il vecchio è costretto a farsi le cose da solo, rifarsi il letto, uscire, accendere dei fornelli, qualche volta bruciarsi, va avanti dieci anni di più″
Il 29 Novembre 2010 si suicida buttandosi dal 5° piano dell’ospedale Ospedale San Giovanni di Roma, il suo gesto lo hanno cercato di spiegarlo molte persone tra cui la deputata Paola Binetti che spiega come il suicidio fosse il risultato della solitudine che gli avevano riservato famiglia e amici.
Monicelli era un uomo che amava il suo lavoro, grazie al quale ha regalato emozioni indescrivibili.
